Prostatectomia radicale "open" per tumore prostatico

Prostatectomia radicale retropubica e linfadenectomia pelvica per tumore prostatico

 

 

La prostata è una ghiandola della grandezza di una castagna posizionata sotto la vescica e attorno all’uretra che ha il compito di produrre parte del liquido seminale. Con il termine di prostatectomia radicale si intende l'asportazione in blocco della prostata e delle vescicole seminali e la successiva anastomosi (sutura) della vescica con il moncone uretrale.

La prostatectomia radicale può essere effettuata in anestesia generale o spinale. L'intervento dura circa 2-3 ore e Viene eseguita una incisione della parete addominale che parte poco al di sotto dell’ombelico e che si estende fino al pube.

 

Nel caso in cui fosse oncologicamente necessario – cioè quando i parametri pre-operatori lo consigliassero - si procede alla rimozione dei linfonodi pelvici, a cui afferisce la linfa prodotta dalla prostata, bilateralmente. I linfonodi sono piccoli organelli con la funzione di filtrare liquidi e proteine presenti nei vasi linfatici. La rimozione dei linfonodi viene eseguita al fine di ottenere una più precisa stadiazione della malattia.

A questo punto viene eseguita l’asportazione della prostata a partire dal suo punto di contatto con l’uretra per poi risalire verso la vescica. Questa tecnica viene definita prostatectomia “retrograda” e permette di conservare integro il meccanismo sfinteriale responsabile della continenza urinaria. La prostata viene rimossa, insieme alle vescicole seminali. Queste ultime vengono rimosse completamente o parzialmente a seconda delle caratteristiche della malattia.  Una volta rimosse prostata e vescicole seminali, la vescica viene anastomizzata, ovvero “ri-agganciata” al tratto rimanente dell’uretra, previo posizionamento di un catetere vescicale. Vengono quindi posizionati nello scavo pelvico 1 o 2 tubi di drenaggio, che usciranno dalla cute lateralmente rispetto alla ferita mediana. I due tubi di drenaggio hanno lo scopo di permettere il monitoraggio di eventuali perdite di sangue, di urine o di linfa. La tecnica prevede la possibilità di preservare da un solo lato oppure bilateralmente i fasci vascolo-nervosi che sono coinvolti nel meccanismo dell’erezione. La possibilità di preservarli dipende dalla situazione anatomica locale del paziente, dalla situazione oncologica, cioè dalla eventuale estensione della malattia della prostata, e da fattori chirurgici, cioè dalla possibilità chirurgica di realizzare un tale tipo di intervento.

 

 

 

 

Riassumendo:

1) sezione dei legamenti pubo-prostatici;

2) legatura del complesso venoso dorsale;

3) sezione dell'uretra;

4) mobilizzazione della prostata, delle vescicole seminali con sezione dei vasi deferenti;

5) sezione della giunzione prostato-vescicale;

6) ricostruzione del collo vescicale;

7) anastomosi vescico-uretrale.

 

A partire dalla prima giornata post-operatoria, il paziente riprende a bere e ad alimentarsi in modo crescente. Il paziente viene fatto alzare da letto già in prima giornata e, compatibilmente con la naturale ripresa delle sue energie, viene mobilizzato in misura sempre maggiore. E’ bene che il paziente, non appena si senta in grado, faccia passeggiate nel corridoio, favorendo la ripresa della normale circolazione, per evitare la formazione di trombi alle vene degli arti inferiori e per facilitare la ripresa della attività intestinale. Si consideri inoltre che la ripresa della deambulazione rappresenta il migliore lassativo naturale.

Il catetere vescicale, che viene posizionato durante l’intervento, viene mantenuto in sede per un periodo di solito variabile da 5 a 10 giorni, a seconda delle condizioni locali intra-operatorie e del decorso post-operatorio. In rare occasioni puo’ essere necessario mantenere il catetere vescicale in sede piu’ a lungo, ma generalmente non oltre 3 settimane.